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Sara Rossini24 ago 20252 min read

La formazione ha bisogno di spirito critico

Ogni nuovo inizio è un invito al cambiamento. E la formazione, più di ogni altro ambito, ci ricorda che crescere significa rimettere in discussione ciò che sappiamo.

Si è appena concluso Hack4Learning – la maratona della formazione di Bellinzona. Questi eventi sono preziosi perché ci ricordano che l’innovazione non è uno slogan, ma un processo: stare al passo con i tempi, capire i bisogni dei giovani e non solo, sperimentare nuove strade.

E il fatto che diverse persone abbiano deciso di esserci dimostra che la formazione è un terreno vivo, che ha bisogno di confronto e di idee condivise.

Progettare nuovi strumenti per sostenere, accompagnare, guidare e facilitare è fondamentale, ma non è mai semplice. Spesso partiamo da un’idea che ci sembra brillante, l’entusiasmo ci anima e immaginiamo già i benefici che porterà. Poi la realtà ci ricorda che non tutto funziona come pensato. Non dimentichiamoci che, su molte proposte, solo poche arrivano davvero a concretizzarsi. E non è una sconfitta: è parte naturale del processo. Innovare significa provarci e riprovarci, accettare di rivedere i propri schemi, cadere, rimetterci mano e ripartire con maggiore consapevolezza.

E lo stesso vale per la formazione dei giovani.

Accettare di rivedere il proprio approccio, di rimettere in discussione quanto fatto fino a ieri – anche se ha portato buoni frutti – diventa indispensabile, perché i contenuti cambiano e, nel frattempo, le nuove generazioni hanno altri bisogni.

Ed è proprio qui che si trova l’anello debole. Sempre più spesso noto una difficoltà, negli adulti, ad accettare critiche o consigli: li si percepisce come attacchi personali. E’ comprensibile: se qualcuno mette in discussione un’idea che ti entusiasma, può fare male. Ma è proprio lì che si cresce ed evolve, guardandola anche da un’altra prospettiva.

Se davvero vogliamo trasmettere e ricevere spirito critico e apertura, dobbiamo per primi viverli.

La verità è che non possiamo chiedere ai giovani di accettare i feedback se noi, adulti e formatori, siamo i primi a difenderci da ogni osservazione.

Le nuove generazioni, per loro natura, ci metteranno sempre più in discussione. Non per sfida, ma perché hanno bisogno di capire il senso di ciò che stanno facendo. E se non siamo pronti ad accogliere i loro feedback, lo scontro è inevitabile.

Per loro questo è un aspetto fondamentale: senza senso non c’è motivazione, senza motivazione non c’è apprendimento.

E allora l’augurio per questo nuovo anno scolastico è semplice, ma carico di significato:

  • impariamo ad accogliere lo spirito critico, anche quando punge.
  • impariamo a metterci in discussione, anche quando pensiamo che va tutto bene.

Perché formare non significa difendere ciò che già sappiamo o crediamo di sapere, ma allenarci a crescere insieme.

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