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Sara Rossini01 giu 20262 min read

Quando un giovane scrive “non ce la faccio più”: cosa succede davvero dietro quella frase?

“Non ce la faccio più. Posso restare a casa?” A volte basta un messaggio di poche parole, ricevuto la mattina presto, per raccontare una realtà che molte aziende e molte famiglie conoscono bene. Dietro una frase così non c’è solo stanchezza. Non c’è solo la fatica di una giornata iniziata male.

Spesso c’è molto di più.
C’è un giovane che sta cercando di trovare il proprio posto nel mondo del lavoro. C’è il peso di una routine nuova. La difficoltà di reggere orari, regole e responsabilità.
La fatica di restare costante quando tutto dentro spingerebbe a mollare. 
E a volte c’è anche una storia più complessa alle spalle con periodi di inattività, perdita di fiducia e la difficoltà a immaginarsi dentro un futuro professionale.
La sensazione di sentirsi indietro rispetto agli altri.

Poi arriva l’apprendistato. E con lui una grande opportunità, ma anche una grande sfida.
Per le aziende: la sfida non è trovare il giovane perfetto
Molte aziende oggi ci dicono la stessa cosa: “Facciamo fatica a trovare giovani motivati.”
Ed è vero.

Soprattutto nei settori tecnici e artigianali, trovare giovani pronti, minimamente costanti e autonomi è sempre più difficile. Ma il punto forse non è questo.
La vera sfida non è trovare il candidato perfetto. La vera sfida è riuscire a far crescere il potenziale che si ha davanti.

Perché il personale qualificato di domani si costruisce oggi.
Con tempo. Con presenza. Con metodo.
E soprattutto con un contesto capace di accompagnare i giovani anche quando il percorso si complica.

Per i genitori: esserci non significa dire sempre sì
Dall’altra parte ci sono le famiglie, genitori che vedono il proprio figlio/figlia fare fatica ad alzarsi, perdere motivazione, avere dubbi e pensare di mollare. 
E lì arrivano tante domande.
Lo devo spingere? Lo devo lasciare fare? Lo sto proteggendo troppo? Oppure troppo poco?
Non esiste una risposta perfetta, ma una cosa è certa.
Accompagnare un giovane non significa eliminare ogni fatica dal suo percorso, significa aiutarlo ad attraversarla: con ascolto, con dialogo e con comprensione. Ma anche con presenza, confini chiari e autorevolezza.

Perché ci sono momenti in cui un giovane non cerca davvero una soluzione. Sta cercando qualcuno che confermi una scelta che lui stesso sa non essere quella giusta.
Ed è proprio lì che il ruolo dell’adulto fa la differenza.

È il contesto a fare la differenza
Quando si parla di apprendistato si parla spesso della professione da scegliere, molto meno del contesto in cui quella professione verrà imparata.
Eppure, è proprio lì che spesso si gioca tutto: le persone che un giovane incontra, Il modo in cui viene accolto, chi lo accompagna nei momenti difficili, la qualità della relazione con il formatore e la capacità di intervenire quando qualcosa si blocca.
Perché scegliere un apprendistato non significa scegliere solo un mestiere, significa scegliere dove crescere.

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