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Sara Rossini15 apr 20262 min read

Tagliare nastri è facile. Accompagnare i giovani molto meno.

In questi giorni c’è stata l’inaugurazione dei nuovi spazi presso il Centro professionale di Gerra Piano. Un investimento importante, che nella sua missione va nella direzione giusta: migliorare i contesti di apprendimento e dare spazio allo sviluppo delle competenze trasversali.

Il Centro accoglie persone che, in seguito a un danno di salute, beneficiano di provvedimenti stabiliti dall’AI. Misure fondamentali per permettere a queste persone di rientrare nel mondo del lavoro.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che mentre inauguriamo strutture e la politica si inorgoglisce per investimenti che fanno bella figura, c’è una fascia importante che stiamo dimenticando. Ma soprattutto che stiamo perdendo.

Perché è più facile tagliare un nastro che affrontare problemi complessi.

Viviamo in un Cantone che fa molto per chi ha difficoltà riconosciute – ed è giusto così – ma che prende ancora troppo poco in considerazione chi si trova appena fuori da queste categorie. Una fascia senza rendite, senza sostegni strutturati, che oggi è probabilmente quella più in difficoltà.

Parliamo di giovani con un profilo medio-debole, a cui non è andato tutto liscio a scuola o nei primi passi nel mondo del lavoro. Giovani che non rientrano nei criteri per ricevere un aiuto formale, ma che nella realtà fanno fatica a stare dentro al sistema. E insieme a loro ci sono famiglie che si sentono abbandonate, che cercano un sostegno concreto e trovano porte chiuse o, dopo diversi tentativi, si ritrovano esattamente al punto di partenza.

Sulla carta esistono progetti per evitare l’abbandono della formazione. Ma tra ciò che è previsto e ciò che succede davvero c’è ancora una distanza evidente. Di fatto molti giovani si ritrovano a casa. E più il tempo passa, più le possibilità diminuiscono. Nel frattempo, il loro profilo diventa sempre meno interessante in un mercato del lavoro con criteri di selezione sempre più restrittivi.

E i numeri lo confermano. Il Canton Ticino registra uno dei tassi di scioglimento di contratto di apprendistato più alti della Svizzera, con circa il 36% (dato 2021), in gran parte già nel primo anno. Parallelamente cresce la difficoltà nel trovare un posto di apprendistato: l’offerta diminuisce, mentre la concorrenza tra i giovani aumenta. A entrare in gioco sono anche coloro che abbandonano percorsi liceali per orientarsi verso la formazione professionale, portando con sé profili generalmente più forti e quindi più competitivi.

L’aumento dei giovani inseriti in percorsi transitori, come la pretirocinio o il semestre motivazionale, non è una soluzione. È il segnale di un sistema che fatica a dare risposte nel momento giusto.

E mentre discutiamo di strutture, rischiamo di non vedere il problema nella sua interezza.

Perché oggi non è sufficiente formare. È necessario accompagnare.

Accompagnare davvero, in modo continuo, concreto, assumendosi la responsabilità di quella fascia che oggi nessuno prende in carico fino in fondo.

Perché il paradosso è evidente: in un momento storico in cui la carenza di personale è una delle sfide più grandi per la nostra economia, stiamo perdendo proprio i giovani che abbiamo già.

E insieme a questo cresce anche un altro segnale, ancora più preoccupante: l’aumento delle problematiche legate alla salute mentale. Perché non trovare il proprio posto nel mondo significa, giorno dopo giorno, perdere fiducia in sé stessi.

Ed è proprio qui che sta la contraddizione.

Investiamo – giustamente – per sostenere chi ha già perso questo equilibrio. Ma continuiamo a fare troppo poco per evitare che altri giovani ci arrivino.

E forse è proprio da qui che dovremmo ripartire.

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